2012年11月22日星期四

La cella liscia- Blog di Beppe Grillo

"�� piccolo il carcere di Livorno. Piccolo e dimenticato, ma dentro grande �� la disperazione, l��abbandono. Le mura del carcere pi�� che imprigionare sembrano voler impedire che si sappia cosa accade l��. Ho passato anni in una cella di dieci metri quadri. Dentro ci stavamo in sei e a volte sette. Uno sopra l��altro. Si stava in una condizione invivibile, lo spazio per muoverci era minimo, si faceva a turni per alzarsi dalla branda ed eravamo costretti a stare chiusi in quella cella per ventun ore al giorno. L��ora d��aria in un cortiletto era l��appuntamento pi�� atteso del giorno. Dal cesso usciva la merda, soprattutto di notte come un rigurgito delle fogne, e la salsedine del mare faceva marcire tutto: mura, sbarre e noi stessi detenuti esposti a un��umidit�� che ci spaccava le ossa. Tra di noi c��erano anche ragazzi stranieri. Poveracci. Sono loro che, senza neanche poter usare la parola, se la vedono peggio. Li vedi in silenzio per giorni e giorni, poi all��improvviso te li trovi per terra in cella con le braccia tagliate, in una pozza di sangue. In carcere c���� un metodo per tutto, anche per farsi pi�� male con una lametta. Un capitolo a parte �� il regime di disciplina. Alle guardie non si pu�� chiedere nulla. Questa �� la regola per sopravvivere l�� dentro. Stare zitto. Se un detenuto domanda anche un semplice foglio di carta o una medicina rischia la cella liscia. La scena �� questa: tu chiedi una cosa, l��agente arriva e ti risponde male. A Moncler Outlet quel punto se stai zitto, va tutto bene ma se reagisci ti menano l�� o ti portano Piumino Moncler nella cella liscia. Io una volta ci sono stato. Una sera di novembre sono arrivati in cinque, mi hanno preso, mi hanno portato gi�� nella cella liscia. Mi hanno fattro spogliare. Per sei giorni sono rimasto nella cella di isolamento in mutande. Dormivo su un materasso buttato a terra e senza una coperta. Nudo, rannicchiato su quel materasso non sapevo pi�� cosa ero. In quella cella non puoi chiedere aiuto perch�� loro chiudono anche il blindato, che �� una porta di ferro. Nessuno ti pu�� sentire. O meglio, devi sperare che non ti senta nessuno, perch�� il peggio deve arrivare. Una notte mi misi ad urlare e mi hanno sentito. Pochi minuti di silenzio, poi uno sbattere di Borse Gucci cancelli e un rumore di passi pesanti sempre pi�� forte. Mi sono messo in un angolo della cella per cercare riparo. Sono entrati e mi hanno picchiato. Erano sei o sette guardie, con guanti e con gli scarponi che in cima hanno il ferro. Mi hanno spaccato la faccia. Il mio non �� un caso isolato, non ero il solo nel carcere di Livorno a subire questo trattamento. Ho UGG visto tanti detenuti presi e portati via. Quando tornavano in cella avevano i lividi addosso, spaccati in faccia e gli occhi pesti. Una cosa va detta, ed �� che il problema non sono le guardie, �� che quando metti cos�� tanta gente insieme �� ovvio che si degeneri. Devi stare zitto, altro che rieducazione. Silenzio o botte. Difficile in un posto come il carcere di Livorno capire chi �� Louis Vuitton Outlet vittima e chi �� carnefice, cosa �� giusto o cosa non lo ��. Ci si scontra, come auto nella nebbia." Mario, 43 anni Lettera dal carcere tratta da Fenix

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